Spirito Animale

Spirito Animale, pensare agli altri essere viventi come dotati di una coscienza ci aiuta ad essere meno antropocentrici.

Parlare di “spiritualità” degli Animali può apparire strano, quasi un tentativo (l’ennesimo) di antropomorfizzazione del mondo degli animali. In realtà non è assoluta mente questa l’intenzione, tutt’altro; la sfida è imparare ad osservare il mondo che ci circonda con uno sguardo ecocentrico anziché antropocentrico. L’uomo, per intenderci, non è al centro del mondo né può vantarsi di esserne l’essere più intelligente o “padrone”, basti pensare che in ogni forma di arte o di innovazione, anche le più complesse, l’uomo riporta nelle macchine e nelle proprie idee ciò che osserva nel mondo naturale ed animale. Abbiamo osservato gli uccelli e analizzato il loro volo per comprendere le dinamiche e apprendere la capacità di volare, moltissime forme di arte corporea, come la danza o più emotive, come la musica, si rifanno al mondo degli animali e all’osservazione delle dinamiche relazionali intra e interspecifiche. Non dimentichiamo poi che gli animali sono da sempre compagni dell'uomo e non è un caso se i coltissimi egizi piuttosto che le culture totemiche abbiano scelto come simboli divini o divinatori proprio gli animali.

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Spirito Animale 1

La Relazione

Fatte queste premesse focalizziamo ora il punto di vista sulla relazione animale umano e non umano ai giorni nostri e ad introdurre il concetto di spiritualità animale. Non intendiamo attribuire a questo termine così importante e ahimé anche molto (troppo!) utilizzato alcun concetto religioso di nessun tipo. Ciò che intendiamo con il termine “spiritualità” è la capacità insita in ogni essere vivente di tendere verso la vita e l’ordine delle cose, come dire, esiste una buona intenzione a livello profondo, inconscio, possiamo quasi dire di anima, che fa tendere tutti gli esseri viventi alla Vita. Carl Rogers, fondatore della psicologia umanistica, è stato uno dei più importanti studiosi in questo senso e le sue scoperte sulle piante e su forme di vita vegetali hanno aperto la via a un nuovo modo di vivere le difficoltà dell’uomo.

Essere se stessi

A livello profondo quindi tutti gli esseri viventi tendono a voler essere costantemente e semplicemente se stessi nel momento presente, c’è una forza innata che a livello non cognitivo ci porta in quella direzione. Cosa porta un animale non umano a riuscire a vivere così autenticamente? Il fatto che, ormai assodato anche scientificamente, tutti siano in grado di vivere e provare emozioni e che la struttura corticale del cervello, quella deputata al linguaggio e alla creazione dei pensieri, sia presente solo nell’animale umano, siamo noi umani che permettiamo alla bussola dell’anima che tende all’essenza di direzionarci da tutt’altra parte rispetto a ciò che sentiamo, perché così ci suggerisce la mente… A meno che un animale non umano non abbia subito traumi emotivi non si può di certo dire che non sia in grado di portare alla luce la propria Essenza in ogni momento della propria esistenza. E’ importantissimo questo aspetto, un animale certamente pensa, elabora informazioni, raccoglie dati, ma si affida moltissimo al suo sentire, a differenza di noi animali umani che spesso ci perdiamo nel pensare e dimentichiamo il sentire…Proviamo ora ad analizzare quali sono gli aspetti della spiritualità che prendiamo in considerazione quando parliamo di animali non umani.

Qui ed ora

Cosa ci fa stare bene quando ci relazioniamo con un animale? Provate a passare anche solo pochi istanti con un gatto, un cane, un asino, un cavallo, una tartaruga… qualsiasi animale e se riuscite a stare in quella relazione tutto il mondo esterno, quello del lavoro, della famiglia, della coppia, svanisce. Esiste un momento in quella relazione dove si raggiunge un punto di profondità talmente forte che si respira il vero “hic et nunc”. Pensate ad un cane, ad un gatto, a qualsiasi animale. Un tempo si diceva che non avessero cognizione del tempo che scorre perché se lasciati in casa da soli anche pochi secondi, al ritorno ci accolgono con feste enormi, come se non ci vedessero da un secolo. Evidentemente la concezione del tempo dell’animale è diversa da quella dell’uomo, ma non è così vero che quelle feste sono così tante perché l’animale non sa da quanto tempo manchiamo dalla sua vista. Questo è un tentativo umano di dare sempre una spiegazione “mentale”. In realtà, ripeto, benché differenze nella percezione del tempo esistano, il cane in quel momento è felice punto e basta. stop. nient’altro passa nella sua mente, nel suo cuore, nel suo corpo se non felicità allo stato puro. Non è importante se ci siamo visti poco fa, io ora sono felice e te lo devo dimostrare. Pensiamo a quante volte noi umani viviamo un’emozione nel qui ed ora ma la mente ci porta in tutt’altra direzione “si, è vero, sono felice, ma se domani fossi a casa dal lavoro lo sarei di più” “non essere triste, forza, andiamo a fare qualcosa così non ci pensi…” sono moltissimi i tentativi che noi umani mettiamo in atto anche nei nostri confronti, che non ci permettono di vivere l’emozione nel momento presente.

Scienza e coscienza

Il problema di che cosa sia e da dove provenga la coscienza, è uno dei temi che appassiona fin dall’origine dei tempi. Dalla filosofia alla psicologia, alle più recenti scoperte delle neuroscienze si è cercato di comprendere il mistero di questa capacità, che nelle sue forme più articolate ci caratterizza e ci rende unici nel panorama dell’evoluzione. Lo studio della coscienza ha sofferto per lungo tempo dell’idea che si trattasse di qualcosa di speciale, non riconducibile alla realtà del corpo, alla nostra materialità intesa come meraviglioso insieme di funzioni e vita, come se questo fosse troppo poco per spiegare la facoltà di sentirci presenti a noi stessi, vivi, e capaci di una riflessione sul mondo e su noi stessi. Ancora oggi incorriamo nell’errore di considerare la mente e il corpo come entità separate, di natura completamente diversa, attribuendo al corpo un ruolo quasi di secondo ordine rispetto alle funzioni che attribuiamo alla mente. Nelle teorie più recenti sulla coscienza quantistica, dimostrabile attraverso esperienze di pre-morte, proiezioni ancestrali e via dicendo, la coscienza è concepita come energia che, prima di abitare un corpo diverso perché quello precedente è morto, vive ad un altro livello di realtà.

Allineamento mente-cuore-corpo

Ne abbiamo appena parlato, ma approfondiamo il discorso. Un animale è, non ci gira intorno. Se prova l’emozione della rabbia, mente, cuore e corpo sono allineati. Dopo aver mandato chiari segnali che sta a noi cogliere farà capire in maniera via via sempre più efficace per lui (ringhiando, mordendo, scalciando …) che è arrabbiato. Il suo corpo sarà arrabbiato, la sua mente anche e il suo cuore anche. E lui ci rimanderà questa emozione, chiara e limpida. Al contrario, un animale impaurito vivrà la paura e ce la farà capire, vivere e respirare con tutte le sue forze. Un animale riesce esattamente ad essere sempre se stesso e a mostrarlo chiaramente, quante volte noi viviamo delle emozioni e le sentiamo nel corpo ma mostriamo tutt’altro? Dai nostri animali possiamo imparare a essere nel qui e ora, semplicemente, e quando l’emozione si affievolisce a lasciarla andare senza rancori.

Emozioni

Stiamo parlando molto di emozioni e fortunatamente la scienza è approdata alla tesi ormai universalmente riconosciuta che l’animale prova emozioni. Cerchiamo anche in questo caso di non antropomorfizzare il nostro vissuto sul piano emotivo. Le emozioni primarie ci accomunano sicuramente al mondo degli animali, ma il modo di viverle, percepirle e manifestarle è unico ed irripetibile, certamente a livello di specie ci sono dei punti in comune ma è l’individualità a fare la differenza. Non solo l’animale prova emozioni, ma è in grado di percepire le emozioni provate dalla persona che ha di fronte, probabilmente anche su un piano altro, più sottile, certamente perché ogni emozione che si vive lascia una traccia corporea: aumento della sudorazione, rilascio di ormoni, temperatura corporea, battito cardiaco, tutto diventa una mappa perché l’animale che ci sta di fronte (se lo desidera) può comprendere e comprenderci meglio. Ultimo ma non per importanza. L’Animale genera emozioni, è un catalizzatore sociale ed emotivo.

Animali e religioni

Le diverese religioni hanno affrontato il problema dell’anima degli animali, con diffrenti posizioni. Le religioni pagane antiche ritenevano che gli animali avessero un’anima, gli Egizi seppellivano e mummificavano spesso anche gli animali insieme ai Faraoni e gli animali erano anche divinizzati, vi erano divinità con volto animale e corpo umano. Per il cristianesimo delle origini la questione era controversa, ma nel Medioevo gli animali divennero in molti casi l’emblema del male e sicuramente non avevano un’anima. Recentemente papa Francesco ha affermato che ce l’hanno. Nelle religioni orientali come Induismo e Buddhismo gli animali entrano nella ruota della reincarnazione, e hanno quindi un’anima come gli esseri umani.

Non giudizio

Sarebbe bello se potessimo vivere in un mondo in cui abbiamo la possibilità di essere pienamente e liberamente noi stessi, sempre nel rispetto dell’altro. Tendenzialmente siamo invece portati al giudizio, soprattutto all’auto-giudizio, a bloccarci nei nostri desideri di agire, sentire e fare per timore di noi, dell’altro, di ciò che l’altro dirà o farà, pensate che dispendio di energia… L’animale non si giudica, egli semplicemente è, e non giudica l’altro, vive quindi di relazioni molto trasparenti ed autentiche, in cui la libertà di essere è l’aspetto più importante.

Linguaggio universale

E’ una modalità solo dell’animale umano quella di dividere e “raggruppare”. Abbiamo nel corso del tempo creato migliaia di lingue e linguaggi diversi. Sto parlando ovviamente della lingua parlata, a cui abbiamo dato un valore fondamentale (e sicuramente è una forma di comunicazione impor tante), dimenticandoci però che c’è tutto un mondo, quello non ver bale e paraverbale che fa la differenza. L’Animale non Umano ha utilizzato come lin guaggio prevalente quel lo non verbale, paraver bale e si è con il tempo della domesticazione creato un codice universalmente riconosciuto (in animali che non hanno vissuti traumatici, altrimenti non è detto che sia conosciuto in caso di privazione sensoriale, maltrattamenti…). Un cane francese è in grado di comunicare con un cane dell’estremo oriente, perché entrambi parlano una lingua universale. E’ meraviglioso pensare che a latitudini e longitudini opposte, le forme comunicative di base siano le stesse. Accettazione degli eventi Un animale, proprio per tutto quello che abbiamo specificato fino ad ora, vive gli eventi come momenti di passaggio. Qualsiasi evento, dal migliore al peggiore, è vissuto nella pienezza del momento. Ho sentito dire che un animale, quando muore il compagno umano, si riaffeziona ad una nuova persona, quindi si dimentica di ciò che è stato. Nulla di più sbagliato. Un animale vive semplicemente, senza se e senza ma. Sente e percepisce, vive e respira l’emozione del momento, ma poi va avanti, agisce, poiché la sua vita è un insieme di moltissimi e meravigliosi qui ed ora, che integrati diventano un patrimonio preziosissimo. Un animale che perde il proprietario non si dimentica di lui, sente la tristezza, ma poi agisce perché la vita va vissuta, agita. In questa vita dobbiamo giocarci tutta la nostra essenza, maturare il maggior numero di esperienze…

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Essenza

spirito animale
Eh sì, forse è la punta dell’iceberg della spiritualità, essere Essenza significa ricontattare quella fiamma vitale che brucia meravigliosamente dentro di noi, che ci fa tendere alla vita, al piacere, alle relazioni che ci fanno stare bene, ancora un volta dirò senza se e senza ma. Un animale è, semplicemente è, e non ha paura di perdere qualcuno se segue la sua essenza. Il suo compito non è assecondare gli altri ma vivere la pienezza della sua anima, della sua essenza in tutto quello che fa, dalla cosa più semplice a quella più complessa. Non è per tutti essere “compagni di essenza” di un animale, a volte il desiderio è quello di imporre trasmettere il nostro modello, perché pensiamo che sia giusto, perché pensiamo che sia vin cente e forse lo è anche, ma ecco, non può e non deve esistere un modello preconfezionato. Ogni essere vivente deve essere accompa gnato nella sua Essenza e deve avere la possibilità di giocarsela interamente, di viverla appieno. Ecco, forse il punto è questo. Siamo arrivati in uno-spazio-ed-untempo in cui ci stiamo alienando da questa Essenza individuale e forse ora più che mai abbiamo bisogno della relazione con gli animali perché loro ce la rimandano costantemente. Abbiamo parlato di spiritualità, ma forse, viste le conside razioni, il discorso è ancora più elevato, dobbiamo tornare alla no stra animalità, che ovviamente deve essere costruita in un mondo in cui tessiamo reti sociali, ma dobbiamo tornare a toccare con mano questo nostro essere animali e soprattutto dobbiamo permettere agli animali di continuare a viverla, approcciandoci loro con curiosità e con interesse. Compito della domesticazione non è umanizzare, compito della domesticazione è permettere all’altro di tirare fuori il meglio di sé, della sua Essenza. E c’è bisogno ora di tornare lì, a quel punto, c’è bisogno di lasciarci contaminare dall’Animalità.

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